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Quattro antiche testimonianze, quattro storie da indossare

3 giorni fa
Tempo di lettura: 11 min

SIGILLA — VOCES MORTUORUM


Quattro antiche testimonianze, quattro storie da indossare

Ci sono parole che attraversano i secoli senza perdere la capacità di incuriosirci. Alcune sono state scritte per celebrare la vita, altre per accompagnare i morti. E poi ci sono quelle, assai più misteriose, che qualcuno ha scritto nella speranza di ottenere una risposta da chi non apparteneva più al mondo dei vivi.


È da queste ultime che nasce Voces Mortuorum, una piccola collezione di quattro magliette del progetto SIGILLA, dedicata alla storia della necromanzia e alle testimonianze scritte di coloro che, in epoche lontane, cercarono di comunicare con i defunti.


L'idea è nata durante una ricerca sulle formule rituali, sulle preghiere e sugli scongiuri conservati nei manoscritti antichi. Cercavo qualcosa di molto preciso: non leggende raccontate molti secoli dopo, né formule inventate da qualche autore moderno, ma documenti che conservassero almeno una parte delle parole con cui gli uomini del passato immaginavano di rivolgersi ai morti.


La ricerca ha attraversato il mondo greco-romano, le tradizioni magiche dell'Egitto, la letteratura ebraica e i manoscritti medievali. Si è soffermata anche sulla Golden Dawn, l'ordine esoterico fondato a Londra nel 1888, scoprendo una distinzione interessante: i suoi rituali di visione spirituale, protezione e trasformazione non possono essere automaticamente considerati pratiche necromantiche.


Alla fine ho scelto quattro testimonianze, molto diverse fra loro, ma accomunate da una domanda semplice e antichissima: era possibile parlare con qualcuno che era morto?


La prima testimonianza: il papiro greco-egizio


La prima maglietta si ispira a un testo conservato nei Papiri Magici Greci, identificato come PGM IV, 2006–2125.


Siamo nell'Egitto della tarda antichità, in un ambiente nel quale convivevano tradizioni religiose e magiche di provenienza diversa. Il papiro descrive un procedimento associato al richiamo dello spirito di una persona defunta.


Il luogo scelto è una sepoltura. L'operatore deve pronunciare uno scongiuro e poi allontanarsi senza voltarsi. Secondo il testo, lo spirito dovrebbe presentarsi durante la notte, raccontare la propria morte e rispondere alle richieste ricevute.


È proprio il particolare del ritorno senza voltarsi che trovo interessante. Un gesto semplice, quasi quotidiano, diventa parte di un procedimento straordinario. Il testo non spiega se qualcuno abbia mai ottenuto la risposta desiderata; ci racconta, piuttosto, che qualcuno riteneva possibile ottenerla.


La maglietta riprende questa testimonianza attraverso la scrittura, rinunciando alle consuete immagini di scheletri, fantasmi e tombe. Sono le parole stesse a diventare il soggetto.


La seconda testimonianza: una tavoletta da Cartagine


La seconda illustrazione prende spunto dalle defixiones, tavolette sulle quali venivano incise formule magiche, spesso destinate a essere depositate in luoghi particolari, comprese le sepolture.


Nel nostro caso la ricerca si concentra sulle testimonianze provenienti dall'ambiente cartaginese e sul riferimento a un nekydaimon, uno spirito associato a una persona morta.


L'aspetto più curioso è che il destinatario non deve necessariamente possedere un nome conosciuto. In alcune formule di questa tradizione compare l'idea di rivolgersi a uno spirito non identificato, purché possa ascoltare ed eseguire la richiesta.


Per comprendere il significato di queste tavolette bisogna immaginare un mondo nel quale la morte prematura, la sepoltura e il destino incompiuto di una persona potevano assumere un valore particolare nelle credenze magiche.


La nostra seconda maglietta richiama questo universo attraverso un testo disposto come una trascrizione di studio, con una grafia volutamente umana e imperfetta.


La tavoletta cartaginese specifica da cui ricavare una formula integrale resta ancora da identificare con certezza. Per questo la versione illustrata è una ricostruzione grafica ispirata alla documentazione, non la riproduzione di un'iscrizione archeologica certificata.


La terza testimonianza: il Libro dei Misteri


La terza maglietta è dedicata al Sefer ha-Razim, il Libro dei Misteri, un'opera della tradizione magica ebraica.


Qui incontriamo un procedimento differente. L'operatore non si rivolge semplicemente al morto, ma a una presenza spirituale associata alle tombe, alla quale chiede di far comparire una persona defunta affinché possa parlare.


Nel testo descritto dal nostro dossier compaiono una coppa, olio, miele e nomi angelici. Sono particolari che appartengono a un sistema rituale complesso, nel quale le parole pronunciate, gli oggetti e i nomi invocati assumono funzioni precise.


La richiesta centrale è significativa: il defunto dovrebbe parlare senza timore e dire la verità senza inganno.


Si potrebbe osservare che anche davanti alla morte gli uomini continuavano a preoccuparsi della sincerità delle risposte. Non bastava ottenere una voce dall'aldilà: bisognava potersi fidare di ciò che avrebbe detto.


Per questa maglietta ho scelto di dare particolare risalto alla scrittura ebraica, affiancandola a una traslitterazione e a una traduzione italiana.


Anche in questo caso, però, il testo ebraico presente nel prototipo deve ancora essere confrontato con l'edizione critica prima di poter essere presentato come una trascrizione storica fedele.


La quarta testimonianza: un manoscritto di Cambridge


L'ultima maglietta ci porta in Inghilterra, davanti a un manoscritto conservato presso la Cambridge University Library, identificato come MS Dd.11.45.


Il documento contiene, secondo la ricerca raccolta, un procedimento di comunicazione con un defunto attraverso il sogno.


L'operatore deve recarsi presso una tomba, chiamare il morto per nome e utilizzare una piccola quantità di terra del sepolcro, da conservare sotto il cuscino durante la notte.


È un particolare che distingue questa testimonianza dalle precedenti. Qui non si attende necessariamente un'apparizione mentre si è svegli. Il luogo dell'incontro diventa il sogno.


L'immagine di una persona che si addormenta sperando di ricevere una risposta da qualcuno che non c'è più possiede qualcosa di sorprendentemente familiare. Cambiano i secoli e le credenze, ma il desiderio di rivedere una persona scomparsa rimane comprensibile.


La quarta maglietta presenta una versione grafica del testo in latino, accompagnata dalla traduzione italiana. La formulazione latina, tuttavia, è ancora una ricostruzione moderna: non deve essere confusa con una trascrizione verificata del manoscritto.


Perché soltanto parole?


All'inizio avevo immaginato queste quattro testimonianze come vere tavole illustrate: antiche sepolture, apparizioni, oggetti rituali, simboli e figure misteriose.


Il risultato era suggestivo, ma finiva per raccontare soprattutto l'immaginazione dell'illustratore.


Così ho deciso di eliminare tutto.


Niente cornici. Niente figure. Niente decorazioni.


Soltanto una superficie bianca e le parole, scritte con l'aspetto di un pennarello passato direttamente sulla carta.


Ho mantenuto una distinzione cromatica semplice: il nero per il testo nella lingua originale, il rosso per la traslitterazione e il blu per la traduzione italiana. Le intestazioni identificano il documento e la sua provenienza.


Questa scelta lascia emergere la caratteristica che mi interessa maggiormente: la presenza della mano umana.


La scrittura non deve apparire perfetta come quella di una macchina. Deve ricordare gli appunti di qualcuno che ha trascorso un pomeriggio in biblioteca, copiando con attenzione un testo trovato in un libro insolito.


Trasferita sulla maglietta, quella pagina diventa qualcosa di diverso da una comune stampa decorativa.


Da lontano si vede una composizione di parole e colori. Da vicino si possono distinguere le lingue, leggere la traduzione e scoprire il documento da cui nasce il progetto.


Il valore storico e i limiti della ricostruzione


Una precisazione è necessaria.


Le quattro testimonianze appartengono a tradizioni storiche realmente oggetto di studio, ma i testi riportati nelle attuali tavole grafiche non sono ancora tutti trascrizioni filologicamente verificate.


Alcune formulazioni sono ricostruzioni moderne, altre derivano da traduzioni o parafrasi contenute nel dossier di ricerca. Il lavoro di confronto con i manoscritti e con le edizioni critiche è ancora in corso.


Per SIGILLA questa distinzione è fondamentale.


Un conto è creare un oggetto artistico ispirato a una testimonianza antica. Un altro è dichiarare di aver riprodotto fedelmente le parole conservate su un papiro o in un manoscritto.


La collezione nasce proprio dal desiderio di tenere insieme queste due esigenze: la libertà dell'interpretazione grafica e il rispetto per la documentazione storica.


Le versioni attuali rappresentano quindi la prima fase artistica della serie. L'obiettivo successivo è ottenere tavole nelle quali ogni parola originale sia stata controllata e possa essere accompagnata da una fonte precisa.


Una maglietta che racconta qualcosa


Non considero queste quattro magliette talismani e non attribuisco loro alcun potere soprannaturale.


Sono oggetti da indossare, ma anche piccole pagine di storia.


Mi piace pensare che una persona possa scegliere una di queste stampe semplicemente perché ne apprezza la grafica. E che, prima o poi, qualcuno le chieda che cosa significhino quelle parole.


A quel punto la maglietta avrà raggiunto il suo scopo.


Sarà diventata l'inizio di una conversazione su un papiro egizio, una tavoletta di piombo, un antico libro ebraico o un manoscritto inglese.


Quattro oggetti lontani nel tempo, quattro modi diversi di immaginare il rapporto con i defunti.


In fondo, è questo che mi interessa del progetto SIGILLA: recuperare simboli e parole che rischiano di restare confinati nelle biblioteche e nei cataloghi specialistici, e restituirli alla curiosità di chi non li avrebbe mai incontrati.


Non occorre credere nella necromanzia per trovare interessante la sua storia.


Basta domandarsi perché, per tanti secoli, gli esseri umani abbiano continuato a cercare parole da rivolgere a chi non poteva più rispondere.


E forse è proprio questa domanda, più di qualsiasi simbolo misterioso, a rendere Voces Mortuorum una collezione particolare.


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SIGILLA — VOCES MORTUORUM


Quattro testimonianze della storia della necromanzia, reinterpretate attraverso la scrittura manuale e la stampa tessile. Una ricerca tra documentazione storica, memoria e design contemporaneo.



SIGILLA — VOCES MORTUORUM


Four Ancient Voices, Four Stories to Wear


Some words survive for centuries, quietly waiting to be discovered. Others seem to carry a question that has troubled humanity since the beginning of time: can the living ever speak with the dead?


This question inspired Voces Mortuorum, a collection of four T-shirts created for SIGILLA, a project exploring the history of ancient symbols, forgotten writings and esoteric traditions.


The idea began with a simple investigation. I wanted to find authentic historical accounts of people attempting to communicate with the dead—not modern inventions, but words and rituals preserved in ancient documents.


The search led me through four very different worlds.


The first was Roman Egypt, where the Greek Magical Papyri describe a ritual performed beside a grave. According to the text, the spirit of the deceased was expected to appear during the night and answer the caller's questions.


The second took me to ancient Carthage, where lead tablets known as defixiones were used in magical practices. Some traditions involved calling upon the spirits of the prematurely dead, whose unfinished lives were believed to give them a particular role in the invisible world.


The third discovery came from the Sefer ha-Razim, the Jewish Book of Mysteries. Here, an invocation asks a spirit associated with burial places to bring forth a deceased person who might speak truthfully to the living.


Finally, an English manuscript preserved at Cambridge describes a rather different encounter. A person calls upon the deceased and places earth from the grave beneath a pillow, hoping to receive an answer in a dream.


Four accounts, separated by centuries, yet connected by the same human curiosity.


At first, I imagined illustrating these stories with ghosts, ancient tombs and mysterious symbols. The designs were fascinating, but something seemed unnecessary.


The pictures.


So I removed them.


What remained was a white background and handwritten words, as though someone had carefully copied an unusual passage from an old book using coloured markers.


Black for the original language, red for the transliteration and blue for the Italian translation.


The result is deliberately simple. From a distance, each T-shirt appears to carry an unusual arrangement of handwriting. Up close, it reveals fragments of history and the possibility of an unexpected conversation.


There is, however, an important distinction. The historical sources are the starting point for these designs, but some of the original-language passages currently shown are modern reconstructions awaiting verification against scholarly editions and manuscripts. These first designs are artistic interpretations, not certified reproductions of ancient texts.


I do not regard these T-shirts as magical objects, nor do I claim that the rituals they describe possess supernatural powers.


They are simply stories worth preserving.


Perhaps someone will choose one because they like its appearance. Perhaps, one day, a stranger will ask what those curious words mean.


And that is where another story begins.


After all, one does not need to believe in ghosts to be fascinated by the people who once tried to speak with them.


SIGILLA — VOCES MORTUORUM


Four historical encounters with the mystery of death, reimagined through handwriting, textile design and a little human curiosity.



SIGILLA — VOCES MORTUORUM


死者に語りかけた四つの記録、身にまとう四つの物語


何世紀もの時を越えて、静かに残り続ける言葉があります。


その中には、人間が昔から抱いてきた、ある疑問を秘めたものもあります。


死者と話すことは、本当にできるのだろうか。


この問いから生まれたのが、SIGILLAのTシャツコレクション『Voces Mortuorum(死者たちの声)』です。


SIGILLAは、古代の象徴や忘れられた文献、神秘思想の歴史を探り、それらを現代のデザインとして表現するプロジェクトです。


今回の制作は、一つの小さな調査から始まりました。


私が探していたのは、現代になって創作された呪文ではありません。かつて人々が死者との対話を試みたことを伝える、歴史的な記録でした。


調査を進めるうちに、四つの異なる世界に出会いました。


最初は、ローマ時代のエジプトです。


『ギリシア語魔術パピルス』には、墓のそばで行われる儀式が記されています。その記述によれば、死者の霊は夜になると姿を現し、呼びかけた者に応じると考えられていました。


二つ目は、古代カルタゴです。


そこでは、デフィクシオと呼ばれる鉛の板が、呪術的な目的で用いられていました。こうした伝統の中には、若くして亡くなった人々の霊に働きかけようとするものもありました。


三つ目は、ユダヤ教の魔術的伝統に属する『セフェル・ハ=ラジム(秘密の書)』です。


そこには、墓に関わる霊的存在に呼びかけ、死者を連れてきて真実を語らせようとする儀式が伝えられています。


そして最後は、イギリスのケンブリッジに保存されている写本です。


その記録には、死者の名を呼び、墓の土を枕の下に置いて眠ることで、夢の中で答えを得ようとする方法が記されています。


時代も土地も異なる四つの記録。


それでも、そこには共通する人間の思いが感じられます。


最初、私はこれらの物語を、幽霊や墓地、神秘的な紋章で飾ろうと考えていました。


けれども、制作を進めるうちに気づいたのです。


本当に見せたいのは、絵ではなく、言葉そのものなのではないか、と。


そこで、装飾をすべて取り除きました。


残ったのは、真っ白な背景と、まるで誰かが古い本から丁寧に書き写したような手書きの文字だけです。


原語の文章は黒、音写は赤、イタリア語訳は青。


遠くから見ると、少し変わった手書きのデザインに見えるかもしれません。


しかし近づいて読んでみると、そこには何百年も前の人々が抱いていた不思議な願いが隠されています。


なお、これらのデザインは歴史資料をもとにした芸術的な再解釈です。現在掲載している原語の文章には、学術的な原典との照合が完了していない再構成も含まれており、古文書の忠実な複製ではありません。


私は、このTシャツに魔法の力があるとは考えていません。


ただ、忘れられかけた物語を、もう一度誰かの目に触れる場所へ戻したいのです。


デザインが気に入って手に取った人が、いつか誰かに尋ねられるかもしれません。


「その言葉には、どんな意味があるのですか?」


きっと、その瞬間から新しい物語が始まるのでしょう。


幽霊の存在を信じていなくても、かつて幽霊に語りかけようとした人々の歴史に、心をひかれることはあるのです。


SIGILLA — VOCES MORTUORUM


死の神秘に向き合った四つの歴史的記録を、手書き文字とテキスタイルデザイン、そして人間の好奇心によって表現したコレクション。






 
 
 

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MAAT TEDESCO 

Maat Tedesco - nato il 29 novembre 1961.

Scrive storie perché è il modo che conosce per osservare il mondo con attenzione e senza fretta.

Ha viaggiato molto, più per curiosità che per fuga, portando con sé luoghi, incontri e domande che ritornano naturalmente nei suoi testi.

La sua scrittura si muove tra fantascienza, immaginazione e realtà quotidiana, cercando sempre un punto di contatto umano.

Non ama spiegare troppo quello che scrive: preferisce che il lettore si senta libero di entrare, restare, o tornare quando vuole.

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