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Il libro che nessuno sembra voler recensire.

9 ore fa
Tempo di lettura: 15 min

Evocare i mostri giapponesi..


il libro che nessuno sembra voler recensire.

Ci sono libri che fanno parlare molto di sé e altri che sembrano attraversare il mondo senza lasciare traccia. Non vendono abbastanza da attirare l'attenzione degli editori, non finiscono nelle classifiche e non suscitano discussioni. Semplicemente, esistono.

Almeno in apparenza.

La storia che voglio raccontare comincia con un libro dedicato agli yōkai, le creature soprannaturali del folklore giapponese. Si intitola Evocare i mostri giapponesi, è firmato da Leopoldo Thompson e appartiene a una collana esoterica chiamata I grimori Draconici.

L'avevo trovato durante una ricerca, mentre cercavo qualcosa di insolito da leggere. Il titolo mi aveva incuriosito. Gli yōkai fanno parte di una tradizione ricca di racconti, superstizioni e figure ambigue, esseri che abitano il confine fra il mondo umano e quello che gli uomini non riescono a spiegare.

Pensavo di acquistare il volume, leggerlo e scriverne una recensione.

Una cosa semplice. Almeno, così credevo.

Prima di comprare un libro, però, ho l'abitudine di cercare informazioni sull'autore, sull'editore e sull'accoglienza ricevuta. È un metodo che evita qualche delusione e, ogni tanto, permette di scoprire aspetti interessanti di un'opera prima ancora di averla letta.

Ho cominciato dal titolo.

Poi sono passato all'autore.

Infine ho cercato le recensioni.

È stato a quel punto che la ricerca ha preso una direzione imprevista.

Un libro in vendita, ma quasi invisibile

Evocare i mostri giapponesi è stato pubblicato nel 2021, con una successiva edizione nel 2022, attraverso Lulu, una piattaforma che consente di pubblicare e stampare libri su richiesta. Il volume è presentato come una guida alla tradizione shintoista e alle creature del folklore giapponese. Le illustrazioni sono attribuite a Michele Tomea e Tommy Flower.

Fa parte di una serie di otto volumi, I grimori Draconici, dedicata a temi esoterici, tradizioni magiche e argomenti folklorici.

La presentazione lascia intendere che non si tratti di un semplice catalogo di creature leggendarie. Il libro propone un approccio pratico, almeno nelle intenzioni, e sembra rivolgersi a lettori interessati a esplorare gli yōkai da una prospettiva esoterica.

Era esattamente il genere di particolarità che speravo di trovare.

Mi aspettavo quindi qualche discussione fra appassionati, una recensione critica, magari una testimonianza di un lettore che avesse trovato il libro interessante oppure deludente.

Non pretendo che ogni pubblicazione diventi un caso letterario. Sarebbe assurdo. Esistono migliaia di libri di nicchia che raggiungono soltanto poche decine di lettori. Alcuni sono destinati a rimanere sconosciuti, e non c'è niente di strano.

Eppure, in questo caso, le ricerche restituivano quasi sempre le stesse cose: schede commerciali, informazioni bibliografiche, prezzi, possibilità di acquisto.

Il libro c'era.

Potevo comprarlo.

Ma era difficile trovare qualcuno che ne parlasse.

Ho provato con altre parole chiave, cercando nei siti dedicati alla letteratura fantastica, al folklore giapponese e all'esoterismo. Ho controllato i risultati disponibili sui cataloghi librari. Ho cercato discussioni, citazioni, commenti.

Il quadro non cambiava molto.

Non posso affermare che nessuno abbia mai recensito il volume. Una ricerca online non raggiunge ogni contenuto, e quello che non compare fra i risultati può trovarsi in un gruppo privato, in un sito non indicizzato o in una pagina che non ho saputo individuare.

La conclusione più ragionevole era semplice: si trattava probabilmente di un'autopubblicazione di nicchia, con una promozione limitata e una circolazione modesta.

Una spiegazione sufficiente.

Avrei potuto fermarmi lì.

Invece ho continuato.

Cinque stelle e nessuna spiegazione

La tappa successiva è stata Goodreads, una piattaforma sulla quale i lettori possono catalogare i libri, assegnare valutazioni e pubblicare recensioni.

I dati che avevo raccolto mostravano una situazione piuttosto limitata. La pagina di Leopoldo Thompson comprendeva dieci opere, ma l'intera produzione presentava soltanto due valutazioni e una recensione. Non risultavano follower associati alla pagina dell'autore.

Per Evocare i mostri giapponesi compariva una media di cinque stelle su cinque.

Un risultato eccellente.

Con una piccola particolarità: il giudizio proveniva da un solo voto.

Anche l'edizione inglese, Summoning Japanese Monsters: A Practical Guide to Making Friends with the Yokai, riportava cinque stelle, ancora una volta sulla base di una sola valutazione, senza un commento che ne spiegasse le ragioni.

Non c'è niente di sospetto in un lettore soddisfatto. Una persona può amare un libro e assegnargli il massimo dei voti senza sentire il bisogno di scriverne. Lo facciamo continuamente.

Dal punto di vista statistico, però, una valutazione isolata dice ben poco sulla qualità complessiva di un'opera.

Mi ha colpito soprattutto la mancanza di parole.

Cinque stelle.

Nessuna spiegazione.

Il lettore aveva apprezzato il contenuto? Le illustrazioni? L'argomento? Aveva trovato interessanti le pratiche descritte?

Non lo sapevo.

Naturalmente, non avevo alcun diritto di pretendere una spiegazione. Chi legge un libro non è tenuto a rendere conto delle proprie preferenze a uno sconosciuto che passa di lì.

Eppure mi sono ritrovato a osservare quella valutazione più a lungo del necessario.

Una piccola curiosità, niente di più.

Almeno in quel momento.

Amazon racconta qualcosa di diverso

Su Amazon la situazione appariva meno estrema.

Le schede internazionali consultate durante la ricerca riportavano valutazioni medie comprese indicativamente fra 4,1 e 4,2 stelle su cinque, con circa ventiquattro o ventisei valutazioni, a seconda del marketplace.

Era il dato quantitativo più consistente che avevo trovato.

Non ero però riuscito a esaminare sistematicamente il contenuto di tutte le recensioni né a individuare discussioni approfondite che riprendessero quei giudizi.

La differenza rispetto a Goodreads era evidente. Il libro aveva raccolto qualche valutazione commerciale, ma non sembrava aver generato una discussione critica facilmente reperibile.

Anche questo aveva una spiegazione del tutto normale. Chi acquista un libro su Amazon può limitarsi a leggerlo, senza sentire il bisogno di parlarne altrove. Una pubblicazione di nicchia può vendere qualche copia senza sviluppare attorno a sé una comunità di lettori.

Non c'era motivo di attribuire a quei numeri un significato particolare.

Continuavo, tuttavia, a cercare testimonianze.

Non mi interessava sapere soltanto quante stelle avesse ricevuto il volume. Volevo capire che cosa ne pensassero le persone che lo avevano letto.

Un giudizio positivo, una critica, una frase che spiegasse perché qualcuno avesse deciso di acquistarlo.

Qualunque cosa che andasse oltre la semplice valutazione numerica.

Trovavo stelle e schede bibliografiche. Prezzi e descrizioni.

Le parole, quelle che avrebbero potuto raccontarmi l'esperienza di un lettore, continuavano a mancare.

Cominciai a rendermi conto che stavo cercando qualcosa di più di una recensione.

Non sapevo ancora cosa fosse.

Dove sono finiti gli appassionati?

A quel punto ho allargato la ricerca ai social network.

Instagram, Facebook, TikTok, YouTube e X ospitano comunità dedicate praticamente a ogni argomento immaginabile. Il folklore giapponese, in particolare, ha un pubblico internazionale composto da studiosi, collezionisti, appassionati di manga, lettori di horror e persone interessate alle tradizioni esoteriche.

Gli yōkai non sono creature sconosciute. Sono presenti nella letteratura, nel cinema, nei videogiochi e nell'illustrazione contemporanea. Le opere di Shigeru Mizuki hanno contribuito a renderli familiari a molti lettori anche fuori dal Giappone.

Mi aspettavo quindi che un volume dedicato a queste creature avesse lasciato qualche traccia.

Non necessariamente una recensione approfondita. Sarebbe bastato un video, una fotografia del libro aperto su una scrivania, una discussione fra appassionati.

La ricerca non ha prodotto contenuti chiaramente riconducibili al volume.

Nemmeno per Leopoldo Thompson sono emersi profili social ufficiali che potessi collegare con certezza all'autore.

Ancora una volta, devo essere prudente. L'assenza di risultati non dimostra che nessuno abbia mai discusso il libro. Potrei non aver trovato le pagine giuste, oppure i contenuti potrebbero essere stati pubblicati in spazi che i motori di ricerca non riescono a raggiungere.

Tuttavia, il contrasto continuava a colpirmi.

Un argomento conosciuto.

Un libro disponibile da anni.

Qualche decina di valutazioni commerciali.

E quasi nessuna discussione facilmente rintracciabile.

La spiegazione più semplice restava quella iniziale: il volume era rimasto ai margini dell'attenzione.

Mi sono ripetuto questa conclusione mentre chiudevo le schede del browser.

Poi ho riaperto quella del libro.

Fare amicizia con gli yōkai

Il sottotitolo inglese è A Practical Guide to Making Friends with the Yokai.

Una guida pratica per fare amicizia con gli yōkai.

La formulazione mi aveva fatto sorridere già durante la prima ricerca. C'è qualcosa di disarmante nell'idea di trattare creature soprannaturali del folklore giapponese come possibili conoscenti. Come se, con un po' di preparazione e le istruzioni giuste, si potesse aggiungere qualche essere misterioso alla propria cerchia di amicizie.

Mi sono chiesto quale tipo di lettore potesse essere attratto da una proposta simile.

Un curioso, certamente. Un appassionato di mitologia. Qualcuno interessato alle tradizioni giapponesi o alle pratiche esoteriche.

Ma anche una persona che non considera questi argomenti un semplice passatempo.

Per alcuni, il rituale è una forma di studio storico. Per altri appartiene a un sistema di credenze personale. Ci sono persone che interpretano queste pratiche simbolicamente e altre che attribuiscono loro un valore letterale.

Non avevo elementi per sapere a quale pubblico si rivolgesse davvero il libro, né per stabilire come i suoi lettori interpretassero le istruzioni.

Il titolo, però, suggeriva un passaggio interessante: dalla conoscenza delle creature alla possibilità di tentare un rapporto con esse.

È una differenza notevole.

Si può leggere un libro sui fantasmi senza credere ai fantasmi. Si può studiare la demonologia come fenomeno storico senza pensare che ogni descrizione corrisponda a un'entità reale. Si può conoscere il folklore di un paese senza voler mettere in pratica le tradizioni che lo accompagnano.

Ma un manuale che promette, almeno nel sottotitolo, di insegnare a fare amicizia con gli yōkai invita il lettore a immaginare qualcosa di diverso.

Non soltanto conoscere.

Provare.

E forse era proprio questa possibilità ad aver alimentato la mia curiosità.

Non perché considerassi autentiche le pratiche descritte, ma perché volevo capire che cosa contenesse davvero il volume e su quali fonti si basasse.

Il problema era che non potevo rispondere a queste domande senza leggerlo.

Per farlo, avrei dovuto comprarlo.

Una prospettiva ragionevole, persino banale.

Eppure, mentre tornavo sulla pagina di presentazione, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una porta che fino a quel momento avevo soltanto osservato.

Una porta che, peraltro, potevo tranquillamente ignorare.

Era sufficiente chiudere il browser e scegliere un altro libro.

Non l'ho fatto.

Il momento in cui un dubbio diventa una storia

La domanda mi è venuta in mente durante una delle ricerche successive.

E se qualcuno avesse letto il libro e preferisse non parlarne?

Non avevo trovato prove a sostegno di questa ipotesi. Nessuna testimonianza, nessun commento ambiguo, nessun indizio che autorizzasse una simile conclusione.

Era soltanto una possibilità.

Una persona potrebbe evitare di recensire un libro esoterico per ragioni molto comuni: non vuole rendere pubblici i propri interessi, teme di essere derisa oppure considera privata la propria vita spirituale. Altri lettori potrebbero semplicemente non scrivere recensioni.

Internet, inoltre, non è un luogo nel quale tutti si sentono liberi di esprimersi. Un commento pubblicato oggi può essere ritrovato anni dopo, separato dal contesto nel quale era stato scritto e interpretato da persone che non conosciamo.

Non serve immaginare un segreto soprannaturale per spiegare perché qualcuno scelga di tacere.

La spiegazione era ragionevole.

Eppure, da quel momento, il silenzio del libro ha cominciato ad assumere un significato diverso nella mia immaginazione.

Mi sono chiesto se qualcuno potesse acquistare un manuale del genere con l'intenzione di seguirne le istruzioni. Non leggerlo per curiosità, non studiarlo come documento folklorico, ma tentare davvero le pratiche descritte.

Che cosa farebbe, dopo?

Se non accadesse niente, forse ne parlerebbe. Potrebbe raccontare di aver seguito le istruzioni senza ottenere alcun risultato. Una testimonianza del genere sarebbe utile, anche per ridimensionare le promesse contenute nel libro.

Ma se l'esperienza fosse stata particolarmente intensa?

Non necessariamente soprannaturale. Un rituale può coinvolgere aspettative, concentrazione, paura e suggestione. In certe condizioni, una persona può attribuire un significato particolare a un rumore, a un sogno o a una coincidenza.

Anche in quel caso, potrebbe scegliere di non raccontare nulla.

La domanda non dimostrava niente. Non rendeva il libro più attendibile e non trasformava l'assenza di recensioni in una prova.

Era un pensiero che avevo formulato io.

Ero consapevole di quanto fosse facile costruire un mistero partendo da informazioni incomplete. Il rischio, quando si affrontano argomenti del genere, è di lasciare che la suggestione prenda il posto dei fatti.

Mi sono imposto di tornare ai dati.

Il libro esisteva. Era in vendita. Aveva ricevuto alcune valutazioni. Non ero riuscito a trovare una discussione critica approfondita.

Tutto il resto apparteneva alle ipotesi.

Eppure continuavo a pensarci.

Una recensione che nessuno ha scritto

C'è qualcosa di curioso nel silenzio di un oggetto che dovrebbe invitare alla parola.

Una recensione nasce da un'esperienza. Qualcuno legge, si forma un'opinione e decide di comunicarla. Può farlo con entusiasmo, irritazione o semplice indifferenza.

Quando non trova nulla, il ricercatore è costretto a fermarsi davanti a un limite: non sa che cosa abbiano pensato gli altri lettori.

Può formulare ipotesi, ma non può sostituirle alle testimonianze che mancano.

Nel caso di Evocare i mostri giapponesi, quel limite era diventato il centro della mia attenzione.

Avevo cominciato cercando una recensione da leggere.

Ora mi interessava sapere perché non riuscissi a trovarla.

Mi sono accorto che il mio comportamento stava diventando poco razionale. Tornavo sulle stesse pagine, ripetevo ricerche già effettuate, confrontavo numeri che non potevano fornirmi una risposta nuova.

Era una forma di ostinazione piuttosto comune. Quando un interrogativo rimane aperto, si continua a cercare anche dopo aver esaurito le piste più promettenti.

La mente non ama lasciare le cose a metà.

Eppure, a un certo punto, ho dovuto ammettere che non avevo più informazioni da raccogliere.

Avevo soltanto una domanda.

Perché nessuno sembra voler parlare di questo libro?

La risposta più probabile continuava a essere quella più semplice: quasi nessuno lo conosceva.

Avrei dovuto accontentarmi.

Invece ho deciso di comprarlo.

Ho ordinato il libro

Il mattino seguente ho riaperto la pagina di vendita.

Non c'era nulla di particolare. Una scheda commerciale, la descrizione del volume, le informazioni bibliografiche. Il genere di pagina che si può incontrare per migliaia di libri autopubblicati.

L'ho guardata ancora per qualche secondo, poi ho effettuato l'ordine.

Non ho comprato il volume perché pensassi che gli yōkai potessero essere evocati. Non avevo trovato alcuna ragione per considerare il silenzio dei lettori una prova di qualcosa.

Volevo leggerlo.

Volevo capire quali fonti citasse, come presentasse le tradizioni giapponesi e se le procedure descritte avessero un rapporto riconoscibile con le credenze storiche che dichiarava di trattare.

Soprattutto, volevo sapere che cosa intendesse davvero per una guida pratica.

Avevo deciso di trasformare la ricerca in una recensione articolata, raccontando il contenuto del libro e distinguendo le informazioni documentate dalle interpretazioni dell'autore.

Se le istruzioni avessero proposto esercizi simbolici o pratiche di concentrazione, avrei potuto esaminarli come tali. Non avevo intenzione di eseguire procedure pericolose o di trattare eventuali sensazioni soggettive come prove dell'esistenza di entità soprannaturali.

Il risultato avrebbe potuto essere del tutto ordinario.

Magari avrei scoperto un libro confuso, poco documentato o semplicemente incapace di mantenere le promesse suggerite dal titolo.

Sarebbe stata una conclusione perfettamente legittima.

Anzi, probabilmente era quella che mi aspettavo.

Eppure, dopo aver completato l'ordine, sono rimasto davanti allo schermo.

La pagina di conferma non conteneva niente di inquietante. Soltanto le informazioni sull'acquisto.

Ho chiuso la finestra.

Per il resto della giornata non ci ho più pensato.

Almeno, così mi sono detto.

La prima notte

Il libro non era ancora arrivato.

Quella sera, mentre preparavo il testo per il blog, sono tornato a controllare alcune delle informazioni raccolte. Volevo essere sicuro di non aver confuso le edizioni e di aver riportato correttamente i dati relativi alle valutazioni.

Ho riaperto Goodreads.

Cinque stelle.

Un solo voto.

Nessuna recensione.

Ho guardato la pagina per qualche secondo, poi l'ho chiusa.

Non c'era niente da scoprire. Il dato era quello che avevo già visto, e non aveva acquistato alcun significato nuovo soltanto perché continuavo a osservarlo.

Mi sono alzato dalla scrivania e sono andato in cucina a bere un bicchiere d'acqua.

Quando sono tornato, il computer era ancora acceso.

Ho spento il monitor.

La stanza è diventata più buia, e per un momento ho avuto la sensazione che la ricerca fosse finalmente terminata.

Il libro sarebbe arrivato. Lo avrei letto. Avrei scritto la recensione.

Fine della storia.

Poi ho ripensato al sottotitolo inglese.

Making Friends with the Yokai.

Fare amicizia con gli yōkai.

Mi è sembrato improvvisamente ridicolo aver trascorso tanto tempo a cercare un mistero dove, con ogni probabilità, c'era soltanto un libro di nicchia.

Ho sorriso, quasi sollevato.

Non avevo trovato nessuna prova di qualcosa di insolito. Non avevo ricevuto messaggi, non avevo visto nulla che potesse essere interpretato come una manifestazione. Non era accaduto niente.

Ero soltanto stanco.

Sono andato a dormire.

Quella notte ho sognato una biblioteca.

Non ricordo quasi nulla del sogno. Ricordo scaffali alti, una luce debole e un libro che non riuscivo a leggere perché le lettere sembravano cambiare ogni volta che cercavo di metterle a fuoco.

Non era la prima volta che sognavo qualcosa del genere. Avevo passato la serata a lavorare su un articolo dedicato a un libro misterioso. Non c'era bisogno di cercare spiegazioni particolari.

Al risveglio, il sogno mi era già quasi sfuggito.

Me ne sono ricordato soltanto mentre scrivevo queste righe.

E non credo che abbia alcun significato.

Lo scrivo perché voglio essere preciso. Se cominciassi a trasformare ogni sogno in un indizio, finirei per costruire una storia che non ha più niente a che fare con la ricerca iniziale.

Non è quello che voglio fare.

Il problema è ciò che ancora non so

Mentre scrivo questo articolo, non ho ancora letto Evocare i mostri giapponesi.

Non so se il libro contenga informazioni attendibili, se le sue procedure siano presentate con rigore o se si tratti soprattutto di una rielaborazione personale di tradizioni precedenti.

Non so nemmeno perché abbia ricevuto così poca attenzione critica, ammesso che la ricerca effettuata rifletta davvero la sua ricezione complessiva.

Posso soltanto riferire ciò che ho trovato.

Una pubblicazione disponibile da anni. Alcune valutazioni commerciali. Una presenza limitata nelle discussioni online che sono riuscito a individuare.

Tutto il resto rimane da verificare.

Eppure, mentre rileggo l'articolo, mi accorgo che la domanda iniziale non mi sembra più sufficiente.

All'inizio volevo sapere perché nessuno recensisse il libro.

Adesso voglio sapere che cosa contiene.

È una differenza importante, anche se probabilmente non significa altro che la curiosità ha preso il sopravvento.

Quando arriverà, leggerò il volume con attenzione. Controllerò le fonti, confronterò le informazioni e valuterò le affermazioni dell'autore. Se troverò errori, li segnalerò. Se ci saranno elementi interessanti, cercherò di spiegarli.

Non ho intenzione di presentare una convinzione personale come un fatto.

E non voglio che la suggestione alteri il resoconto di ciò che accadrà.

Forse questa è la parte più difficile: accettare che un'esperienza possa essere deludente, ordinaria o priva di qualsiasi risultato.

Un libro non diventa misterioso soltanto perché non se ne parla.

Una coincidenza non dimostra l'esistenza di una causa soprannaturale.

Il silenzio degli altri non è una testimonianza.

Continuo a ripetermelo perché sono consapevole di quanto sia facile dimenticarlo quando un argomento comincia ad affascinarci.

Eppure, quando penso al momento in cui aprirò il volume per la prima volta, provo una curiosità che non riesco a liquidare del tutto.

Non è paura.

Non ancora.

È la sensazione di aver iniziato una ricerca che, almeno per me, ha smesso di essere una semplice questione bibliografica.

Cinque stelle

C'è un'ultima cosa che vorrei capire.

Quel lettore che ha assegnato cinque stelle al libro senza lasciare una recensione.

Non so chi sia. Non so quando abbia letto il volume, che cosa si aspettasse di trovarvi o quali ragioni lo abbiano spinto a valutarlo così positivamente.

Potrebbe averlo apprezzato per motivi del tutto ordinari.

Probabilmente è così.

Eppure mi domando che cosa scriverebbe, se gli chiedessi di raccontarmi la sua esperienza.

Non una valutazione numerica. Non un giudizio sintetico.

Vorrei sapere che cosa lo abbia colpito, quali parti abbia trovato convincenti e se il libro abbia mantenuto le sue aspettative.

È una curiosità legittima, ma destinata forse a rimanere senza risposta.

Il lettore potrebbe non aver mai scritto una recensione. Potrebbe aver dimenticato il libro. Potrebbe non essere più interessato all'argomento.

Non c'è alcuna ragione per immaginare qualcosa di diverso.

E tuttavia continuo a tornare su quelle cinque stelle.

Non perché pensi che nascondano un segreto, ma perché rappresentano l'unica reazione personale che sono riuscito a trovare con chiarezza.

Un voto senza parole.

Un giudizio senza spiegazione.

Una traccia troppo piccola per raccontare una storia.

Eppure sufficiente a ricordarmi che, prima di me, qualcun altro ha acquistato quel libro e lo ha letto.

Non so che cosa abbia trovato fra quelle pagine.

Presto avrò la mia copia e potrò cominciare a cercare una risposta.

Per il momento, la ricerca finisce qui.

Ho chiuso tutte le schede, spento il computer e controllato che la porta di casa fosse chiusa. Un gesto abituale, compiuto senza pensarci.

Poi sono tornato alla scrivania per recuperare il telefono.

Sul monitor spento ho visto riflessa la stanza, appena illuminata dalla luce del corridoio.

Per un istante mi è sembrato di distinguere, sul tavolo, il profilo rettangolare di un libro.

Ho acceso la luce.

Il tavolo era vuoto.

Naturalmente era vuoto. Il volume non era ancora arrivato.

Sono rimasto lì qualche secondo, infastidito dalla facilità con cui la mente può ingannarci quando siamo stanchi. Poi ho preso il telefono e sono uscito dalla stanza.

Non c'era niente da vedere.

Niente da capire.

Niente da raccontare.

Prima di andare a dormire, però, ho controllato ancora una volta la conferma dell'ordine.

La consegna era prevista per i giorni successivi.

Ho appoggiato il telefono sul comodino e ho spento la luce.

Per un po' ho pensato al libro, poi ad altro. Il sonno è arrivato lentamente.

A un certo punto, nel buio, ho sentito un rumore provenire dalla stanza accanto.

Un colpo breve, secco.

Come quello di un oggetto appoggiato sul legno.

Sono rimasto immobile, cercando di capire da dove venisse.

La casa era silenziosa.

Mi sono detto che poteva essere il legno dei mobili, un tubo, qualcosa che si assesta durante la notte. Le abitazioni fanno rumori, soprattutto quando tutto il resto tace.

Non c'era motivo di alzarsi.

Ho chiuso gli occhi.

Dopo qualche minuto, il rumore si è ripetuto.

Questa volta mi è sembrato più vicino.

Sono rimasto a letto, ascoltando il silenzio che seguiva ogni colpo. Avrei potuto accendere la luce e controllare, ma mi sono accorto che stavo aspettando che accadesse di nuovo.

Non so quanto tempo sia passato.

Poi ho sentito tre colpi distinti.

Provenivano dalla scrivania.

Mi sono alzato e ho acceso la luce.

La stanza era vuota. Il tavolo era al suo posto. Il computer spento. Nessun libro, nessun oggetto caduto, nessuna finestra aperta.

Ho controllato ogni cosa, sentendomi un po' sciocco.

Non ho trovato nulla.

Sono tornato a letto e ho cercato di convincermi che il rumore fosse stato provocato da qualcosa di perfettamente normale. Non avevo elementi per concludere diversamente.

Il giorno dopo avrei ripreso la ricerca.

Avrei aspettato il libro, lo avrei letto e avrei scritto la recensione.

Tutto qui.

Questa mattina, mentre rileggevo l'articolo, ho ricevuto una notifica relativa all'ordine.

La spedizione non era ancora stata consegnata.

Ho controllato l'indirizzo, la data e il numero dell'ordine. Tutto regolare.

Poi ho chiuso la pagina.

Non so se stanotte sentirò di nuovo quei rumori. Non so nemmeno se li sentirò davvero, oppure se il sonno e la suggestione mi avranno giocato un altro scherzo.

Non ho intenzione di attribuire loro un significato.

Ma c'è una cosa che non riesco a togliermi dalla testa.

Il rumore veniva dalla scrivania.

Dal punto esatto in cui, una volta arrivato, appoggerò il libro.

E non so perché, mentre scrivo questa frase, mi sia tornato in mente il sottotitolo.

Making Friends with the Yokai.

Fare amicizia con gli yōkai.

Forse non significa niente.

Deve essere così.

Del resto, il libro non è ancora arrivato.

Eppure, prima di chiudere il computer, ho sentito il bisogno di controllare un'ultima volta la porta della stanza.

Era aperta.

Sono certo di averla lasciata aperta.

La cosa che mi ha inquietato non è stata trovarla così.

È stato accorgermi che, per tutto il tempo in cui sono rimasto a guardarla, ho avuto la sensazione che qualcuno, dall'altra parte, stesse aspettando che decidessi di chiuderla.

E io non ci sono riuscito.

 
 
 

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MAAT TEDESCO 

Maat Tedesco - nato il 29 novembre 1961.

Scrive storie perché è il modo che conosce per osservare il mondo con attenzione e senza fretta.

Ha viaggiato molto, più per curiosità che per fuga, portando con sé luoghi, incontri e domande che ritornano naturalmente nei suoi testi.

La sua scrittura si muove tra fantascienza, immaginazione e realtà quotidiana, cercando sempre un punto di contatto umano.

Non ama spiegare troppo quello che scrive: preferisce che il lettore si senta libero di entrare, restare, o tornare quando vuole.

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