27 ottobre — Articolo 6. Il tavolo che risponde, Allan Kardec,
27 ottobre — Articolo 6.
Il tavolo che risponde, Allan Kardec,
Le sedute spiritiche e la scrittura dei morti Nell'Ottocento europeo e americano la comunicazione con i defunti smise di essere un argomento riservato ai grimori. Entrò nei salotti.

Un gruppo di persone poteva riunirsi intorno a un tavolino, appoggiare le mani sulla superficie e attendere un movimento, un colpo oppure una sequenza di risposte. Il fenomeno dei tavoli rotanti divenne una moda e, per molti, un'esperienza religiosa. Negli Stati Uniti, le vicende delle sorelle Fox, a partire dal 1848, contribuirono alla diffusione dello Spiritualismo moderno. I colpi misteriosi attribuiti agli spiriti divennero un modello di comunicazione ripreso in numerose sedute. In Francia, Allan Kardec sviluppò una dottrina più sistematica. Nel Libro dei medium, pubblicato nel 1861, descrisse differenti forme di manifestazione e comunicazione spiritica. Il suo interesse non si limitava ai fenomeni fisici. Kardec dedicò particolare attenzione alla scrittura medianica, o psicografia. L'idea era semplice: uno spirito avrebbe potuto comunicare attraverso la mano di un medium. Le parole potevano essere scritte direttamente con una matita oppure attraverso dispositivi intermedi.
La planchette La planchette ottocentesca era spesso un piccolo supporto mobile capace di sostenere una matita. Secondo i praticanti, il suo movimento poteva produrre parole attribuite agli spiriti. Successivamente si diffusero tavole alfabetiche e dispositivi nei quali un indicatore si spostava fra lettere e risposte convenzionali. La tavola Ouija è diventata l'esempio più conosciuto. Il principio è quello di trasformare piccoli movimenti in linguaggio. Una lettera dopo l'altra, il messaggio prende forma. Per chi partecipa, l'esperienza può risultare sorprendente. Le mani sembrano muoversi senza un'intenzione consapevole. La psicologia conosce però un fenomeno capace di spiegare molti di questi movimenti: l'effetto ideomotorio. Le aspettative e le rappresentazioni mentali possono produrre piccoli movimenti muscolari involontari. La persona può non avere la sensazione di aver guidato il dispositivo, pur avendo contribuito fisicamente al suo movimento. Questo meccanismo è particolarmente importante nelle sedute collettive, dove più partecipanti toccano contemporaneamente lo stesso oggetto.
Chiamare una persona per nome Kardec dedicò il capitolo XXV del Libro dei medium alle evocazioni. Nella sua dottrina esiste una distinzione fra comunicazione spontanea ed evocazione intenzionale. La seconda consiste nel rivolgere una chiamata a uno spirito identificato. Non si tratta necessariamente di un comando. Secondo Kardec, lo spirito potrebbe non essere disponibile o non voler rispondere. Questa concezione differisce da molte operazioni della magia cerimoniale medievale. Lo spiritista cerca un dialogo. Il negromante può cercare un'obbedienza.
Una dimostrazione domestica Per studiare il fenomeno della scrittura automatica bastano carta e penna. Si scrive il nome di una persona scomparsa, si formula una domanda e si procede per cinque minuti con una scrittura libera, senza interrompersi per correggere. Al termine si rilegge il testo, distinguendo ricordi, associazioni e affermazioni verificabili. La procedura può essere utile come esperimento di scrittura spontanea. Non dimostra che il contenuto provenga da un defunto. Per una dimostrazione dell'effetto ideomotorio si può invece preparare una tavola alfabetica, utilizzare un indicatore leggero e registrare integralmente le risposte, comprese quelle prive di significato.
Un esperimento più rigoroso dovrebbe prevedere domande la cui risposta sia sconosciuta ai partecipanti e controlli che impediscano di vedere le lettere. Il problema centrale rimane quello dell'identità.
Un messaggio che dice «sono tuo padre» non prova, per il solo fatto di essere stato scritto, che provenga da quella persona. Ed è proprio questa difficoltà a rendere la storia dello Spiritismo così interessante. Per oltre un secolo, milioni di persone hanno cercato di trasformare l'assenza dei morti in una conversazione. Ma una conversazione richiede due interlocutori identificabili.
Dimostrare la presenza del secondo è rimasta la questione irrisolta.
Fonti: Allan Kardec, Le Livre des médiums (1861), capitoli XII, XV e XXV; storia dello Spiritualismo ottocentesco.



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