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 22 ottobre — Articolo 1 .La fossa di Ulisse.Quando gli uomini interrogavano i morti.

3 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

La fossa di Ulisse.

Quando gli uomini interrogavano i morti.

Prima delle tavole spiritiche, delle sedute medianiche e dei manuali di magia cerimoniale, esisteva già l'idea che un morto potesse rispondere a una domanda. Una delle descrizioni più celebri si trova nell'undicesimo libro dell'Odissea.

Ulisse deve interrogare Tiresia, l'indovino tebano che conserva la propria capacità profetica anche dopo la morte. Per raggiungerlo, l'eroe si reca ai confini del mondo conosciuto, in un luogo associato all'accesso all'oltretomba. La scena è costruita attorno a gesti precisi. Ulisse scava una fossa, versa offerte liquide e sparge farina d'orzo. Le libagioni comprendono latte e miele, vino e acqua. Successivamente vengono compiuti sacrifici animali, il cui sangue permette alle ombre, nella logica del racconto, di avvicinarsi e parlare. È una delle immagini più potenti della necromanzia antica: il morto non ritorna completamente alla vita, ma riceve temporaneamente la possibilità di comunicare. La parola nékyia indica appunto un'evocazione o consultazione dei morti. Non va confusa con una generica discesa nell'oltretomba. Nel racconto omerico, il gesto fondamentale è portare le ombre verso il luogo dove si trova il vivente. Ulisse non desidera incontrare tutti i defunti. Cerca una risposta precisa. E proprio questo rende la scena diversa da una semplice commemorazione. Il morto è considerato depositario di una conoscenza che il vivente non possiede. Questa idea attraverserà secoli di storia della magia: i defunti possono conoscere il passato, rivelare ciò che è nascosto o anticipare avvenimenti futuri. Nel mondo greco esistevano anche luoghi associati alla consultazione dei morti, spesso indicati con il termine nekyomanteia. Le tradizioni letterarie e le identificazioni archeologiche devono però essere esaminate separatamente: non ogni sito oggi presentato come «oracolo dei morti» possiede una funzione necromantica storicamente dimostrata. La nékyia di Ulisse rimane prima di tutto una testimonianza letteraria e religiosa.

Una ricostruzione contemporanea Il documento propone una versione non cruenta della cerimonia, che elimina completamente il sacrificio. Si possono disporre tre piccole ciotole, una con latte e miele, una con acqua e una con poca farina d'orzo. Davanti a esse si colloca il nome scritto della persona defunta. Si pronuncia quindi una domanda rivolta simbolicamente al morto, per esempio: > «A te che hai attraversato la soglia rivolgo il mio ricordo. Se la tua memoria conserva qualcosa da insegnarmi, possa io comprenderlo.» Seguono alcuni minuti di silenzio. I pensieri emersi vengono annotati e la cerimonia termina con un ringraziamento. Questa procedura è una ricostruzione moderna ispirata a Omero, non una riproduzione della religione greca antica. Il suo interesse è soprattutto simbolico. Le offerte creano uno spazio separato, il nome identifica l'interlocutore e la domanda dà una direzione alla memoria. Il rito, dunque, mette in scena qualcosa che appartiene anche alla vita quotidiana: il desiderio di chiedere consiglio a una persona che non possiamo più raggiungere. Ulisse cercava una profezia. Noi potremmo cercare una spiegazione, un ricordo o semplicemente la possibilità di formulare una domanda rimasta senza risposta.

Fonte storica: Omero, Odissea, libro XI, in particolare versi 23–50.

 
 
 

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MAAT TEDESCO 

Maat Tedesco - nato il 29 novembre 1961.

Scrive storie perché è il modo che conosce per osservare il mondo con attenzione e senza fretta.

Ha viaggiato molto, più per curiosità che per fuga, portando con sé luoghi, incontri e domande che ritornano naturalmente nei suoi testi.

La sua scrittura si muove tra fantascienza, immaginazione e realtà quotidiana, cercando sempre un punto di contatto umano.

Non ama spiegare troppo quello che scrive: preferisce che il lettore si senta libero di entrare, restare, o tornare quando vuole.

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