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Viaggio astrale e Visione remota.."C’è chi fa yoga per la schiena e chi lo fa per proiettarsi su Marte mentre il corpo resta a sbrigare le lavatrici. Mi sono chiesto..

"C’è chi fa yoga per la schiena e chi lo fa per proiettarsi su Marte mentre il corpo resta a sbrigare le lavatrici. Mi sono chiesto: è possibile essere un esploratore interdimensionale e, allo stesso tempo, una persona che non sa bene come funzioni il microonde? Pare di sì. Benvenuti in questa guida pratica per viaggiare senza passaporto, con l'unico rischio di trovarsi faccia a faccia con il proprio subconscio (che, spoiler, è meno fotogenico di quanto dicano su Instagram)."

Esiste un sottile confine, una zona d’ombra dove la fredda logica dei dossier governativi si intreccia con il respiro millenario delle tradizioni esoteriche, un luogo in cui l'idea che la coscienza possa infrangere le catene del corpo fisico smette di essere fantascienza per farsi indagine documentata. Per decenni, il concetto di un io capace di osservare luoghi distanti o di fluttuare oltre la carne è stato relegato ai margini della ragione, eppure, sfogliando gli archivi desecretati dell’Intelligence americana, emerge una realtà che sfida ogni nostra certezza.

Le radici di questa esplorazione affondano nel tempo profondo, tra i versi dei testi vedici dell'India, i misteri del Libro dei Morti egizio e le visioni estatiche degli sciamani, testimonianze di quel "corpo sottile" che i moderni chiamano proiezione astrale o esperienza fuori dal corpo.

Accanto a questa ricerca spirituale, la Guerra Fredda ha partorito una versione più laica e rigorosa, la visione remota, una pratica spogliata da misticismi e trasformata in un protocollo di spionaggio psichico volto a ottenere dati precisi su obiettivi geografici inaccessibili. Non si tratta di suggestioni, ma di storia scritta con l’inchiostro della CIA e del DIA, che attraverso il Progetto Stargate investirono ingenti risorse presso lo Stanford Research Institute per addestrare i propri spettatori remoti.

In questo scenario, il celebre documento del 1983 noto come Gateway Process svela una visione dell’universo come un immenso sistema di ologrammi e frequenze, dove il cervello umano, se opportunamente sintonizzato, può trascendere lo spazio e il tempo. Persino nei corridoi dell’FBI, tra le pagine del loro Vault, si rintracciano indagini su sensitivi utilizzati per compiti critici, lasciando dietro di sé una scia di risultati spesso definiti inconsistenti ma, paradossalmente, inspiegabili. Ciò che unisce queste pratiche è un nucleo comune, un motore psichico che richiede la sospensione quasi totale del corpo in un rilassamento profondo e una concentrazione talmente affilata da separare il rumore di fondo della mente dalle informazioni sottili che provengono da una dimensione non-locale della coscienza.

Personaggi come Robert Monroe, che dai suoi viaggi spontanei fondò un istituto dedito alla tecnologia Hemi-Sync, o Ingo Swann, l'uomo che sostenne di aver visto gli anelli di Giove prima delle sonde spaziali, restano oggi i pilastri di questa disciplina, insieme ai padri tecnici come Sylvan Muldoon. Per chi volesse avventurarsi in questo oceano di percezioni, testi come I miei viaggi fuori dal corpo di Monroe, Natural ESP di Swann, il classico tecnico di Muldoon e Carrington o le cronache militari di Lyn Buchanan rappresentano i primi passi di un viaggio senza confini.

In definitiva, che si tratti di un’architettura neurologica ancora ignota o di una reale facoltà dell’anima, queste esperienze suggeriscono che non siamo semplici macchine biologiche, ma navigatori di un infinito invisibile che attende solo di essere esplorato.

Per varcare la soglia del Focus 10, quel territorio di confine che i protocolli della CIA definiscono come lo stato di "corpo addormentato e mente sveglia", non serve la forza della volontà, ma l'arte sottile dell'abbandono consapevole. Tutto inizia nel silenzio di una stanza e nell’oscurità di una mente che decide, per un istante, di deporre il fardello della propria identità fisica. Immagina di avere davanti a te una scatola di conversione energetica, un pesante scrigno d'acciaio in cui riporre, uno a uno, i pensieri che ti legano alla terra: le scadenze del domani, i rimpianti di ieri, persino il peso dei tuoi stessi vestiti sulla pelle. Solo quando lo scrigno è chiuso e la mente è leggera, puoi iniziare la sintonizzazione risonante, un respiro profondo che attraversa il petto come un’onda, portando con sé un suono vibrante che armonizza le frequenze del tuo essere con quelle dell'universo circostante. In questo vuoto fertile, visualizzi una bolla di energia risonante, un guscio di luce che ti avvolge e ti protegge, una membrana che separa la tua coscienza dal rumore del mondo esterno ma la connette al flusso infinito dell'ologramma cosmico. È qui che avviene il miracolo della sincronizzazione emisferica: mentre il respiro si fa impercettibile e le membra diventano pesanti come piombo fuso, la scintilla della consapevolezza rimane vivida, una candela accesa in una stanza immobile. Non lotti contro il sonno, ma lo cavalchi, scivolando in quella fessura sottile dove i sensi fisici tacciono e la percezione extra-sensoriale inizia a schiudere i suoi occhi. Ti ritrovi così al cospetto del Focus 10, non più prigioniero di un cranio di ossa e muscoli, ma pura presenza che osserva il buio vibrante dietro le palpebre, pronta a staccarsi dall'ancora della materia per navigare nei mari del non-tempo. In questo stato di coerenza totale, il corpo è un guscio vuoto che riposa profondamente, mentre tu, il navigatore, sei finalmente libero di tendere la mano verso l'invisibile, pronto a percepire frequenze che non appartengono a questo mondo, ma che sono sempre state lì, in attesa di una mente abbastanza silenziosa da poterle ascoltare.

Oltrepassato il confine del Focus 10, dove il corpo giace ormai come un simulacro di pietra avvolto nel sonno, la coscienza si ritrova a fluttuare in una penombra vibrante, un limbo di attesa che precede la vera apertura. È qui che il protocollo della CIA suggerisce di spingersi ancora più a fondo, verso il Focus 12, lo stato di consapevolezza espansa dove le pareti della mente iniziano a farsi trasparenti e porose. Immagina che quel punto di luce che sei diventato inizi a dilatarsi, non più confinato entro il perimetro della tua pelle, ma capace di occupare l'intera stanza, poi l'edificio, fino a confondersi con l'aria stessa della notte. In questo stadio, la sensazione di avere un "sopra" o un "sotto" svanisce, sostituita da una percezione sferica, un guardare senza occhi che abbraccia ogni direzione simultaneamente. Non sei più un osservatore separato dal mondo, ma una risonanza che vibra all'unisono con l'ambiente circostante, captando frammenti di conversazioni lontane, immagini di luoghi mai visitati o odori che non appartengono al presente. È il preludio alla visione remota, il momento in cui la mente si trasforma in una stazione radio capace di sintonizzarsi su frequenze che viaggiano attraverso i muri e i secoli. Ma il viaggio non si arresta alla distesa dello spazio; esso punta dritto al cuore del non-tempo, il Focus 15, dove la linearità dei giorni si spezza come un filo logoro. In questo vuoto assoluto, che i documenti descrivono come un'oscurità densa e consapevole, il passato e il futuro non sono più direzioni, ma luoghi geografici che puoi decidere di visitare semplicemente spostando l'intento. Ti ritrovi a galleggiare nell'eternità, un istante dilatato all'infinito dove ogni evento della tua vita, e di quelle che sono state prima di te, brilla come una gemma incastonata in un immenso arazzo olografico. Qui, il silenzio non è assenza di suono, ma pienezza di significato, una vibrazione che ti sussurra che la morte è solo un cambio di frequenza e che la tua vera natura è quella di un viaggiatore interdimensionale, un frammento di luce che ha dimenticato di saper volare. Sei giunto al cospetto dell'Assoluto, quel punto di singolarità dove la scienza di frontiera si arrende al mistero e dove l'anima, finalmente spogliata dei suoi pesi terrestri, riconosce se stessa nel riflesso dell'universo intero.

Infine, quando anche l'ultima ancora del tempo lineare si spezza, la coscienza scivola nel Focus 21, il territorio che i protocolli definiscono come il "Ponte". È qui che la fisica si arrende definitivamente alla metafisica e il navigatore si ritrova sospeso sul limitare estremo della realtà materiale, dove la luce non proviene da un sole fisico ma dalla vibrazione stessa del pensiero. In questo stato di coerenza assoluta, il velo si squarcia e la percezione smette di essere un accumulo di dati per farsi incontro: le ombre che danzavano ai margini della visione nel Focus 12 ora assumono contorni nitidi, presenze che sembrano abitare queste frequenze da sempre, custodi di una sapienza che non si esprime a parole, ma per impulsi di puro significato. Non c'è più un corpo che riposa sotto le coperte, né una stanza che lo accoglie, ma solo una vastità elettrica dove ogni intenzione si manifesta istantaneamente come forma. In questo oceano di energia, si avverte la pressione di altre intelligenze, sistemi energetici non-umani che Robert Monroe descriveva come viaggiatori di lungo corso o guide silenziose, esseri che operano su ottave di esistenza a noi normalmente precluse. Qui, il Viaggio Astrale non è più un'esplorazione solitaria di corridoi terrestri, ma un'immersione nel cuore dell'ologramma universale, un ritorno a casa in una dimensione dove la separazione tra l'io e il tutto si rivela per ciò che è sempre stata: un'illusione necessaria ma limitata. Il viaggiatore, giunto a questa soglia estrema, comprende che la coscienza non è un prodotto del cervello, ma la sostanza stessa di cui è fatto l'universo, una scintilla che, per un breve istante di eternità, ha scelto di abitare la carne per poi riscoprire la propria immensità tra le pieghe del non-dove.

Tornare indietro da queste profondità significa portare con sé un silenzio nuovo, la consapevolezza che ogni respiro nel mondo fisico è solo l'eco sbiadita di una sinfonia infinitamente più vasta che continua a suonare, invisibile e magnifica, appena oltre la frequenza dei nostri sogni più audaci.

Questo viaggio attraverso le dimensioni documentate dalla CIA si conclude qui, sulla soglia dell'infinito. ....


 
 
 

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MAAT TEDESCO 

Maat Tedesco - nato il 29 novembre 1961.

Scrive storie perché è il modo che conosce per osservare il mondo con attenzione e senza fretta.

Ha viaggiato molto, più per curiosità che per fuga, portando con sé luoghi, incontri e domande che ritornano naturalmente nei suoi testi.

La sua scrittura si muove tra fantascienza, immaginazione e realtà quotidiana, cercando sempre un punto di contatto umano.

Non ama spiegare troppo quello che scrive: preferisce che il lettore si senta libero di entrare, restare, o tornare quando vuole.

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