top of page

Cronache di un Naufrago Consenziente

Esiste una strana patologia che colpisce chi, come me, non riesce a guardare una canna da zucchero senza provare un moto di commozione. Non è botanica, è sete di conoscenza. O, più onestamente, è la consapevolezza che da quella pianta nasce l’unico distillato capace di raccontare la storia del mondo senza annoiare come un sussidiario delle medie.

Il mio amore per il rum è nato così: un po’ per caso, un po’ per colpa di un bicchiere di troppo che prometteva orizzonti caraibici e manteneva promesse di mal di testa d’antologia. Col tempo, però, ho imparato una verità fondamentale: il rum non è “uno”. È una folla. Una babele alcolica di sconosciuti che parlano lingue diverse, spesso nello stesso bicchiere.

Un mondo in una bottiglia

C’è qualcosa di profondamente autoironico nel passare mezz’ora a discutere se un finale sia “pungente come un porto giamaicano” o “morbido come un velluto spagnolo”, mentre fuori piove e l’unica cosa vagamente caraibica in casa è il profumo del bagnoschiuma al cocco. Eppure è un rito a cui non so rinunciare.

Il rum è l’anarchico degli spirits, non ha le regole granitiche del Cognac né la spocchia educativa del whisky scozzese. Non pretende di insegnarti qualcosa, ma finisce sempre per farlo. Cambia pelle a ogni latitudine, assorbe il clima, la storia, le mani che lo producono. È un camaleonte con la memoria lunga.

Il diario di bordo, una settimana, un destino

Per dare un senso a questa mia deriva alcolico-culturale, ho deciso di mettere ordine tra gli scaffali. O almeno di provarci. Ogni settimana racconterò un rum diverso: le sue origini, le sue ossessioni, le sue contraddizioni. Viaggeremo tra stili coloniali, alambicchi a colonna, fermentazioni ribelli e segreti tramandati più per superstizione che per metodo scientifico.

Cercheremo di capire perché lo stesso zucchero, a pochi chilometri di distanza, decida di diventare un mostro di potenza o una carezza ambrata. Senza classifiche, senza punteggi, senza l’illusione di essere sobri osservatori.

Solo un naufrago consenziente, una bottiglia alla volta, e la certezza che ogni viaggio serio comincia sempre con una scelta discutibile.






 
 
 

Commenti


MAAT TEDESCO 

Maat Tedesco - nato il 29 novembre 1961.

Scrive storie perché è il modo che conosce per osservare il mondo con attenzione e senza fretta.

Ha viaggiato molto, più per curiosità che per fuga, portando con sé luoghi, incontri e domande che ritornano naturalmente nei suoi testi.

La sua scrittura si muove tra fantascienza, immaginazione e realtà quotidiana, cercando sempre un punto di contatto umano.

Non ama spiegare troppo quello che scrive: preferisce che il lettore si senta libero di entrare, restare, o tornare quando vuole.

  • Instagram
  • Facebook
  • TikTok

© 2035 by Maat Tedesco. Powered and secured by Wix 

bottom of page