cinque metri di neve..
- maattedesco
- 18 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Tutto è iniziato con un titolo letto distrattemente sul telefono che parlava di una città giapponese sommersa da cinque metri di neve e il mio pensiero è corso subito a Sapporo quasi fosse l'unica risposta possibile per chi sogna il Nord del Giappone.

Ma la verità è che quel titolo nascondeva una realtà molto più estrema e meno turistica di quanto immaginassi spingendomi a cercare tra i ricordi dei miei viaggi e le cronache di chi vive dove l'inverno non è una stagione ma uno stato d'assedio. Ho capito presto che se Sapporo è la regina delle sculture di ghiaccio la vera capitale del bianco è Aomori dove le correnti gelide della Siberia attraversano il mare per schiantarsi contro le montagne creando un accumulo che supera ogni logica urbana. Mi sono ritrovato a camminare in corridoi scavati nel ghiaccio dove le pareti ai lati della strada superano l'altezza dei camion e il silenzio è così denso da sembrare solido perché la neve fresca assorbe ogni frequenza trasformando la città in una camera anecoica a cielo aperto. Ricordo lo stupore nel vedere le case con gli ingressi supplementari al secondo piano necessari quando il piano terra scompare letteralmente sotto il peso dell'inverno e l'ingegno dei marciapiedi riscaldati che permettono di camminare senza scivolare mentre tutto intorno il mondo sembra congelato nel tempo. Esplorando i racconti di chi si spinge fino a Sukayu Onsen ho scoperto che esistono luoghi dove i cinque metri non sono un'eccezione ma la norma stagionale e dove il rito del bagno termale all'aperto diventa un'esperienza mistica con l'acqua bollente che fuma contro l'aria gelida e i fiocchi che si sciolgono prima di toccare la pelle. Persino la famosa rotta alpina di Tateyama Kurobe con i suoi muri di neve alti venti metri sembra uscita da un racconto di fantascienza piuttosto che da una guida turistica eppure è lì a testimoniare quanto la natura possa essere imponente. Quella confusione iniziale nata da un semplice titolo web si è trasformata in un viaggio mentale e fisico attraverso un Giappone verticale e isolato dove la resilienza umana si sposa con una bellezza spietata fatta di templi sepolti e treni che fendono muri di brina.
È un fascino che nasce dal contrasto tra il gelo esterno e il calore umano di una zuppa di ramen fumante consumata in un capanno di legno mentre fuori il vento soffia così forte da cancellare l'orizzonte rendendo quel bianco l'unica cosa visibile in un universo che ha deciso di nascondersi sotto una coltre infinita.



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