Taurus Lupus Ursus

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Nel Bosco Proibito, ove la magia arde,
Ursus, mutaforma, il suo desio scatena,
e Lupus, licantropo, la sua preda afferra,
con zanne e artigli, alfine la deturpa.
Taurus, Minotauro, con possanza grande,
il suo ardore sfoga, senza mai catena,
e in un amplesso magico, l’anima si perde,
tra gemiti e incantesimi, la passione dilaga.
Oh, triade di piaceri incantati,
che nella notte, il vostro giogo imponete,
e ai vostri piedi, i corpi incatenati.
Tra morsi magici, spinte proibite,
la carne freme, e i sensi stregati,
nel vortice d’amore oscuro, siate serviti.
Nel fitto intrico del Bosco Proibito, ove la magia, come un fuoco fatuo, divampava, Ursus, creatura metamorfica, scatenava il suo desiderio bestiale. Lupus, licantropo, avvinghiava la sua preda, le zanne e gli artigli lacerando la carne, in un macabro connubio di ferocia e bramosia. Taurus, il Minotauro, con la sua possanza primordiale, dava sfogo al suo ardore, libero da ogni vincolo, e in un amplesso magico, l'anima si smarriva, tra gemiti animaleschi e incantesimi sussurrati, la passione che si espandeva come un miasma oscuro.
Oh, triade di piaceri incantati, voi che nella notte, come antiche divinità pagane, imponete il vostro giogo, e ai vostri piedi, i corpi giacciono, come reliquie di un rito proibito. Tra morsi magici, spinte blasfeme, la carne fremeva, e i sensi, stregati da un'ebbrezza diabolica, si abbandonavano al vortice di un amore oscuro, un sabba di lussuria e magia, ove il confine tra sacro e profano si dissolveva in una nebbia di peccato.
Prologo - Nel tempo prima del giudizio
Prima che la neve avvolgesse Bruswald in un manto di silenzio, prima che la carne cercasse calore sotto le vesti, vi fu un tempo in cui il mondo si reggeva su due leggi inesorabili: la legge del silenzio, e quella della vergogna.
I templi erigevano barriere contro i corpi, le bocche inneggiavano allo spirito, dimenticando la carne. Chi amava nel calore del sangue e dell'odore, lo faceva nell'ombra, o non amava affatto.
Ma non tutto rimase celato. Nelle pieghe della storia, in caverne e città sepolte, tra le pagine di libri bruciati e i sussurri di antiche abbazie, una lingua sopravvisse… la lingua del tocco.
Una lingua che dice senza parole, che invoca senza nome, che conosce la carne come sacramento e il piacere come passaggio.
Oggi, quell'antica lingua risorge, nel battito di tre cuori, nello scricchiolio di un letto condiviso, nel vapore che avvolge mani che si cercano. Non vi sono eroi, né profeti, solo uomini. Alcuni sanno, altri imparano. Alcuni fuggono, altri si arrendono. Ma tutti, a modo loro, ardono di desiderio.
Lontano, su un'isola dimenticata dalle mappe, tre apprendisti si preparano al rito del sangue e del respiro. In città, un monaco dalle vesti nere ascolta il silenzio che precede ogni rivelazione. Tra le valli, un essere con corna e mani gentili disegna cerchi sul terreno, cerchi che parlano di confine e di passaggio. Nessuno conosce ancora il disegno intero, ma la trama ha iniziato a tessersi.
E mentre la neve si posa sui tetti, e le lanterne soffiano luce sui corpi nudi, altrove si radunano coloro che temono ciò che non possono dominare. Parlano di ordine, di castità, di legge, ma nei loro occhi abita il buio di chi ha dimenticato il calore della carne..
Le ombre si muovono, e con esse, le mani del giudizio.
Questa è una storia di desiderio, e di chi prova a spegnerlo. Di corpi che si cercano, e di dottrine che vogliono dividerli. Una storia che inizia tra la neve, e che forse, come ogni rito sacro, per qualcuno finirà tra le fiamme.
La luce dell’aurora boreale filtra attraverso le vetrate appannate della mia dimora sulle Isole del Fuoco. Il pavimento di pietra lavica è coperto di pergamene antiche, piume annerite e resti cristallini di scaglie draconiche. Qui il tempo non scorre come a Bruswald, qui brucia, lento e costante, come il respiro di queste creature che non parlano, ma che insegnano col silenzio.
Sto trascrivendo un passaggio complesso sulle scaglie di combustione rituale, quando il mio Speculacrum Fonicum emette un fruscio sordo, seguito da un sussurro metallico. Il calice d’ottone si apre con lentezza, come un fiore che sboccia in pieno inverno, liberando nell’aria la voce che da giorni attendevo.
Victor.
«Raphael? Sei vivo, o ti sei perso tra i ventri infuocati dei draghi?»
Sorrido senza alzare lo sguardo. La sua voce mi attraversa il petto come una corrente tiepida.
«Ancora intero, per miracolo. Bruciato, forse, ma non distrutto. Che bellezza sentirti, Victor.»
«La bellezza è tutta tua. Ti mancava la mia voce, ammettilo.»
«Mi mancava più del sonno. Qui il tempo è fatto di vento e fuoco, ma privo di affetto. Come stai? E il tuo regno di tessuti?»
«Il negozio va a meraviglia. Ho lanciato una nuova linea di mantelli rituali: cuciture in rame, fodera in velluto nero e profumo di ambra bruciata. Li ho chiamati Vestigia del Desiderio. I clienti fingono di non sapere cosa significhi, ma li comprano comunque.»
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